La commissione mista, docenti-studenti-genitori del Liceo scientifico statale “C.Cavour”, formatasi durante l’assemblea del 29 Ottobre in aula magna, si è riunita il giorno immediatamente successiva mossa dalla forte preoccupazione per le novità legislative che sono state prese e per quelle che si delineano all’orizzonte.
La commissione ha preso visione dei documenti espressi da ambiti sindacali e da altri istituti scolastici della città, e degli articoli delle leggi 133 e 137 e al disegno di legge Aprea che più direttamente investono il mondo della scuola e dell’università. Individua con estremo allarme un filo conduttore nella logica governativa che si articola sui seguenti punti.
I tagli ai finanziamenti di tutti gli istituti e le sedi di formazione appaiono tanto più scandalosi se contestualmente si assiste a trsferimenti a favore di privati per fini di bandiera, ideologici, militari.
I tagli agli organici, docenti e A.T.A., a fronte di una situazione che è già critica relativamente alla pulizia, alla manutenzione e al governo delle strutture.
I tagli a carico di un segmento scolastico, la scuola elementare, il cui schema di funzionamento è apprezzato dall’utenza e preso a modello all’estero.
La brutale affermazione dello schema “ un insegnante per una classe “, svalutando e screditando le situazioni di compresenza e d’intersezione fra competenze diverse,che in altri ordini di scuola non si riesce ad attuare proprio a causa delle rigidità organizzative conseguenti alla riduzione degli organici al minimo indispensabile per coprire le classi.
Le difficoltà che deriveranno per tutte le iniziative di arricchimento dell’offerta formaiva proprio quando l’autonomia scolastica aveva aperto spazi in questo senso e gli organi collegiali, faticosamente cercavano di gestirli.
L’aumento del numero degli alunni per classe inseguendo un non ben noto precisato livello europeo, in una situazione in cui la didattica è in sofferenza per l’affollamento che già si registra in molte realtà di questo liceo a causa di provvedimenti che hanno da tempo forzato il tetto dei ventotto per classe.
Il totale disprezzo per le esigenze di continuità didattica che, avendo portato in passato allo scorporo di discipline legate a precise classi di concorso, storia e filosofia, matematica e fisica, adesso delinea accorpamenti fra materie affini.
Confusione d’idee o logica contabile?
Disprezzo per i lavoratori dlla cultura o incuria per alcuni fondamentali della didattica?
Calcolo politico o rancore per un settore della società la cui cifra caratteristica è sempre stata l’indipendenza intellettuale?
La commissione mista del Liceo scientifico “ C.Cavour” di Roma esprime solidarietà agli studenti che in questi giorni si sono impegnati in agitazioni che hanno sempre avuto connotati di serietà e moderazione, a volte con grande sacrificio personale e, a volte, purtroppo, esponendosi alla violenta aggressività delle solite ben note frange teppistiche.
La commissione considera una ricchezza le differenze culturali e le situazioni che stimolano solidarietà e collaborazione e afferma, con tutte le sue componenti, la propria ferma determinazione a difendere la vocazione sociale, pluralista, democratica della scuola.
Roma 30/10/2008 La commissione mista
Docenti-studenti-genitori
Del Liceo scientifico statale
“ C. Cavour “
Approvato all’unanimità dal Collegio Docenti del Liceo scientifico “ C. Cavour” del 4/11/08
Emergenza scuola. Petizione contro il maestro unico
12 Nov 2008
CONTRO IL MAESTRO UNICO Petizione in difesa della pluralità docente nella scuola elementare
La volontà del ministro Gelmini di reintrodurre il maestro unico nella scuola elementare è gravissima. Ormai sono vent’anni che questa figura è stata superata definitivamente, estendendo a tutta la scuola l’esperienza di collaborazione e condivisione di responsabilità tra docenti che era maturata nel Tempo pieno. La pluralità docente ha permesso ai maestri e alle maestre di approfondire la conoscenza disciplinare e ha rafforzato lo spirito di collaborazione, rendendo la scuola elementare una comunità di conoscenze.
Il governo invece vuole solamente un ritorno al passato che gli permetta di ottenere nuovi risparmi ai danni della già tartassata scuola pubblica. Che senso ha infatti stravolgere la scuola elementare, che tra l’altro viene valutata positivamente anche nei test internazionali, se non con l’obiettivo di mettere in crisi un settore della scuola pubblica a vantaggio del mercato e delle scuole private?
Per queste ragioni noi, insegnanti, genitori, cittadini, ci dichiariamo fermamente contrari a questi progetti, ci impegniamo a mettere in atto tutte le iniziative che potranno contrastarli e a sensibilizzare in tutti i modi l’opinione pubblica.
Cosa significa in termini di didattica
la restaurazione del maestro unico nella scuola italiana
Non sarebbe più possibile la suddivisione delle materie disciplinari tra diversi docenti: il maestro o la maestra unica dovrà insegnare tutte le materie per tutto il programma previsto nei 5 anni e dovrà aggiornarsi su tutto.
Non sarebbe più possibile impostare il lavoro dei docenti in classe sulla collaborazione e sul confronto, specialmente in riferimento ai bambini con difficoltà, alle scelte didattiche, agli stili di apprendimento. Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla classe, alla didattica, alla psicologia dei bambini e delle bambine.
Non sarebbero più possibili le uscite didattiche nel territorio, musei, aule didattiche decentrate, manifestazioni sportive… Per evidenti questioni di sicurezza il singolo insegnante non può uscire dalla scuola con la classe da solo. Fino ad oggi questa didattica aperta al territorio era possibile per la presenza di più insegnanti e delle compresenze.
Non sarebbe più possibile per i genitori rapportarsi ad un gruppo di insegnanti. Il riferimento diverrebbe unico, senza appello, senza possibilità di confrontarsi a più voci.
Non sarebbe più possibile una didattica di recupero e di arricchimento dell’offerta formativa perché sparirebbero le compresenze e quindi la possibilità di organizzare percorsi ad hoc per alunni in difficoltà o attività di arricchimento che prevedano lavori a gruppi.
Cosa significa in termini di posti di lavoro
Un calcolo preciso è difficile farlo, sia perchè i dati che si hanno non sono nuovissimi, sia perchè sono parziali. Calcolando che le classi elementari statali in Italia nell'anno scolastico 2006/2007 erano 138.524 e che circa 1/5 erano a Tempo Pieno, lasciando un insegnante per classe, nelle classi a Tempo Pieno il taglio sarebbe di 27.704 insegnanti; nelle classi a modulo ne verrebbero tagliati 55.410
In totale il taglio di insegnanti di scuola elementare per la restaurazione a regime del maestro unico sarebbe di 83.114 maestre e maestri.
… e il Tempo Pieno?
È evidente che la restaurazione del maestro unico annulla di fatto il Tempo Piano. D’altronde l’esperienza del Tempo Pieno è stata il canale di pratiche e sperimentazioni attraverso cui la pluralità decente si è affermata per tutta la scuola italiana.
L’art. 64 della Legge 133/2008 che prevede tagli progressivi al bilancio scuola per circa 8 miliardi di Euro entro il 2012, risparmiando sul personale (90 mila insegnanti e 50 mila personale ATA), tagli che si aggiungono a quelli apportati all’istruzione pubblica negli ultimi anni, che non possono che minare pesantemente la qualità della scuola pubblica;
Visto inoltre
il Decreto-Legge 1 settembre 2008 n.137 che modifica radicalmente l’organizzazione
didattica e l’offerta formativa della scuola primaria attraverso la riduzione del tempo scuola, classi separate per extra-comunitari e la reintroduzione del maestro unico; la proposta di trasformare scuole e università in fondazioni;
considerato
che nel confronto nazionale e con gli altri Paesi, come emerge anche da un recente studio dell’OCSE, il settore della scuola primaria è qualitativamente tra i migliori del mondo, risultando la scuola elementare italiana al sesto posto a livello internazionale per livelli di apprendimento;
valutato che
1. il ritorno al maestro unico significa un peggioramento della qualità della scuola pubblica e una riduzione delle opportunità di apprendimento per gli alunni più piccoli, nel momento in cui si annullano tutte le ore di compresenza necessarie al sostengo e al recupero, a fronte di classi sempre più numerose, di alunni in difficoltà per cause di svantaggio sociale, culturale e linguistico;
2. il taglio drastico del personale mette in discussione qualità, pari opportunità e ricchezza delle occasioni educative oltre all’integrazione degli alunni disabili, un’esperienza che vede l’Italia eccellere rispetto ad altri Paesi dell’Europa e del mondo;
3. il colpo di mano messo in atto dal Ministro Avvocato Gelmini non risponde a nessuna esigenza pedagogica ,ma è la conseguenza delle scelte di politica economica del Governo Berlusconi per fare cassa sulla pelle dei bambini e della scuola pubblica;
4. l’attacco alle basi del sistema scolastico pubblico, peggiorando gravemente la situazione nazionale, colpisce particolarmente la nostra provincia che - grazie all’impegno della Regione e degli Enti Locali - ha molto investito per garantire a tutti il diritto allo studio, l’integrazione e standard qualitativi elevati, attraverso l’estensione del tempo pieno sia nella scuola dell’infanzia che nella scuola primaria, intendendo tale modello come scelta didattica e non solo come estensione del tempo scolastico;
ritiene grave e inaccettabile
che per fare cassa il Governo smantelli per Decreto l’ordine di scuola che meglio funziona in Italia: tagliando drasticamente le ore di lezione (da 30 a 24), re-introducendo l’anacronistica figura del maestro unico, riducendo il tempo pieno a mero doposcuola, con effetti devastanti sul personale, sugli alunni e le loro famiglie, sulla qualità dell’insegnamento;
che
l’abbattimento della spesa nella scuola pubblica contraddice concretamente la possibilità che le nostre giovani generazioni possano essere competitive sul mercato internazionale del lavoro impedendo, di fatto, ogni possibile mobilità sociale nell’ottica di un futuro migliore per le nuove generazioni meno abbienti;
invita
i Parlamentari bolognesi tutti ad adoperarsi affinché il Decreto del Governo non venga convertito in Legge;
la Presidente della Giunta a mettere in atto tutte le iniziative necessarie a respingere la Controriforma del Governo;
impegna il Consiglio Provinciale al fianco degli insegnanti, delle famiglie, degli Enti Locali e dei cittadini nel proseguire le attività di lotta per la difesa della scuola pubblica.
Giovanni Venturi – PdCI -primo firmatario e presentatore dell’ODG-
Firmano i gruppi di: PD, PRC, SD, IDV, VERDI
Bologna, 21/10/2008
l'art. 64 della Legge 133, 2008, che prevede tagli progressivi al bilancio della scuola per circa 8 miliardi di euro entro il 2012, risparmiando sul personale (140.000 dipendenti in meno fra insegnanti e personale ATA nel triennio 2009-2012), tagli che si aggiungono a quelli già apportati all'istruzione pubblica negli ultimi anni;
VISTO INOLTRE
il DECRETO-LEGGE 1 settembre 2008 , n. 137 che modifica radicalmente l'organizzazione didattica e l'offerta formativa della scuola primaria attraverso la riduzione del tempo scuola e la reintroduzione, del maestro unico;
CONSIDERATO
che nel confronto nazionale e con gli altri paesi, come emerge anche da un recente studio dell'OCSE, il settore della scuola primaria è il più efficiente e qualitativamente tra i migliori nel mondo, risultando la scuola elementare italiana al sesto posto a livello internazionale per livelli di apprendimento;
VALUTATO CHE
1. Il ritorno al maestro unico significa un peggioramento della qualità della scuola pubblica e una riduzione delle opportunità di apprendimento per gli alunni più piccoli, nel momento in cui si annullano tutte le ore di compresenza necessarie al sostegno e al recupero, a fronte di classi sempre più numerose, di alunni in difficoltà per cause di svantaggio sociale, culturale e linguistico,
2. Il taglio drastico del personale mette in discussione l'integrazione degli alunni disabili, un'esperienza che vede l'Italia eccellere rispetto ad altri Paesi dell'Europa e del mondo.
3. Il colpo di mano messo in atto dal ministro avvocato Gelmini non risponde a nessuna esigenza pedagogica, ma è la conseguenza delle scelte di politica economica del Governo Berlusconi per fare cassa sulla pelle dei bambini e della scuola pubblica;
4. L'attacco alle basi del sistema scolastico pubblico, peggiorando gravemente la situazione nazionale, colpisce particolarmente una regione come le Marche che grazie anche all'impegno della Regione e degli Enti locali ha molto investito per garantire a tutti il diritto allo studio, l'integrazione e standard qualitativi elevati,
RITIENE GRAVE E INACCETTABILE
che per fare cassa il Governo smantelli per Decreto l'ordine di scuola che meglio funziona in Italia: tagliando drasticamente le ore di lezione (da 30 a 24), re-introducendo l'anacronistica figura del maestro unico, riducendo il tempo pieno a mero doposcuola, con effetti devastanti sul personale, sugli alunni e le loro famiglie, sulla qualità dell'insegnamento;
INVITA
I parlamentari marchigiani tutti ad adoperarsi perchè il decreto del governo non venga convertito in Legge;
Il Presidente della Giunta e del Consiglio a mettere in atto tutte le iniziative necessarie a respingere la Controriforma del Governo,;
Gli insegnanti, le famiglie, gli Enti locali, i cittadini, a manifestare per la difesa della scuola pubblica.
OGGETTO: Ordine del giorno (urgente)
Il Consiglio Comunale
Premesso che:
- le scelte di politica del Governo per la scuola, università ricerca, formazione artistica e
musicale spaziano dal taglio di migliaia di posti di lavoro, al licenziamento dei precari, al ritorno
al maestro unico nella scuola primaria, all’assenza di risorse per i rinnovi dei contratti, (per il
funzionamento della scuola, per il risanamento dell’edilizia scolastica) all’impoverimento ed
affossamento della ricerca pubblica, anche con la chiusura di molti enti, alla privatizzazione
delle università attraverso la formazione in fondazioni private, alle continue campagne
diffamatorie contro la dignità dei lavoratori pubblici;
Rilevato che:
- già da questo anno scolastico in tutte le scuole di ogni ordine e grado sarà introdotta anche
una nuova scheda di valutazione con i voti espressi in decimi;
- i contratti di lavoro differenziati e chiamata diretta per gli insegnati e personale Ata,
porterebbero alla privatizzazione dell’istruzione pubblica e trasformazione degli istituti statali e
delle Università in fondazioni private ( sono i cardini su cui poggia la politica scolastica messa
in campo dal governo Berlusconi e dal Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca Maria Stella
Gelmini);
- il piano di razionalizzazione per la scuola che la Gelmini sta mettendo a punto avrà un
impatto devastante per la scuola pubblica, in quanto esso contiene tagli per circa 8 miliardi di
euro nei prossimi tre anni, il personale subirà una riduzione di oltre 129.500 unità di cui
87.000 docenti e 42.500 Ata;
- i tagli vengono decisi contestualmente alla irresponsabile riduzione dell’obbligo di
istruzione, e comporteranno, fra l’altro: aumento dei costi per le famiglie, la riduzione del
tempo scuola, l’aumento del numero degli alunni per classe, il ridimensionamento del tempo
prolungato e del tempo pieno, la possibile riduzione degli insegnanti di sostegno, difficoltà
crescenti per l’integrazione degli alunni stranieri, fino a compromettere, in molte situazioni, il
normale funzionamento della scuola;
Visto che :
- si verificherebbe il blocco totale del turn over, delle assunzioni per i precari e dei bandi per le
scuole di specializzazione Ssis;
- col Decreto legge n. 37 del 1 settembre 2008 viene radicalmente modificata l’organizzazione
didattica e l’offerta formativa della scuola pubblica con la riduzione del tempo scuola
obbligatorio e la reintroduzione del maestro unico sia nella scuola elementare che in quella dell’infanzia;
- l’introduzione del maestro unico porterebbe nel prossimo triennio alla chiusura ed
all’accorpamento di circa 2 mila scuole, perlopiù dislocate nei piccoli comuni;
- non sarebbe solo un problema occupazionale, ma soprattutto una questione di qualità della
scuola e di scelta pedagogica (la pluralità docente ha permesso in questi anni di approfondire
la conoscenza disciplinare ed ha rafforzato lo spirito di collaborazione rendendo la scuola una
comunità di conoscenze).
Constatato che :
- tali provvedimenti governativi comporterebbero pesanti conseguenze anche per le scuole di
Savona. Infatti: secondo quanto dichiarato dall’ANCI “ I tagli previsti indeboliranno il sistema
dell’istruzione, in controtendenza con gli ingenti investimenti che i comuni fanno per
sostenerlo, soprattutto nella scuola primaria, ma faranno aumentare la pressione nei confronti
dei comuni perché facciano fronte alle esigenze che si verranno a creare per garantire a tutti il
diritto allo studio. Non vanno poi trascurate le inevitabili ripercussioni sociali, la mancata
conciliazione dei tempi, con forti penalizzazioni per le donne e per il loro lavoro, immaginando
in alcuni casi anche la rinuncia o la riduzione degli impegni lavorativi. Nei comuni più grandi
l’accorpamento o la chiusura di scuole e comunque l’aumento degli alunni per classe,
comporterà il sovraffollamento delle aule previste per contenere fino ad un numero massimo di
25 alunni e che potrebbero quindi risultare non a norma. Vi sarebbero di conseguenza problemi
sia di ordine pratico che finanziario per permettere a messa a norma e la ristrutturazione degli
edifici...”;
- il taglio del personale e la riduzione di orario previsti dai provvedimenti governativi in questi
nella scuola dell’infanzia statale e nella scuola elementare statale, unitamente alle già presenti
difficoltà a garantire il personale di sorveglianza in alcune situazioni della scuola elementare,
rischia di rendere sempre più difficoltoso e costoso (per le famiglie e per il Comune) questo
essenziale servizio; potrà comportare la contrazione del tempo pieno e prolungato
costringendo le famiglie alla scelta della scuola privata;
- i tagli delle cattedre in questo caso potrebbero oscillare secondo le stime del Cesp (Centro
studi per la scuola pubblica) dagli 80 alle 110 mila unità;
- le mancate compresenze e l’insegnante unico vanificheranno i progetti di integrazione degli
alunni stranieri e le scuole si rivolgeranno al Comune per avere mediatori culturali e risorse per
gli alfabetizzatori, quando già oggi l’ente locale supplisce alle carenza economiche della
scuola;
Considerato che :
- L’insieme di tali provvedimenti per la loro entità e qualità si configurano come il tentativo di
smantellare la scuola pubblica e di compromettere il diritto allo studio per tutti;
Il Consiglio Comunale di Savona
impegna il Sindaco e la Giunta :
- a mettere in atto, unitamente all’assemblea consigliare, tutte le iniziative necessarie a
respingere i provvedimenti sopra descritti, in difesa della libertà d’insegnamento, dei diritti dei
lavoratori e della scuola pubblica.
Savona, 13/10/20008
Il Consigliere
Federico Larosa
- Con l’art. 64 della legge 133/2008 si prevedono tagli alla scuola pubblica per circa otto miliardi di euro in tre anni;
- Tali tagli non hanno precedenti in centocinquant’anni di storia della scuola italiana, equivalgono a quasi il triplo di quelli previsti nel Libro bianco sulla scuola elaborato un anno fa dal Ministero del tesoro, a regime corrisponderanno al 10% del bilancio dell’istruzione; comporteranno la riduzione di almeno 140.000 dipendenti della scuola pubblica di cui 90.000 insegnanti;
- Essi vengono decisi contestualmente alla irresponsabile riduzione dell’obbligo di istruzione, e comporteranno, fra l’altro: aumento dei costi per le famiglie, la riduzione del tempo scuola, l’aumento del numero degli alunni per classe, il ridimensionamento del tempo prolungato e del tempo pieno, la possibile riduzione degli insegnanti di sostegno, difficoltà crescenti per l’integrazione degli alunni stranieri, fino a compromettere, in molte situazioni, il normale funzionamento della scuola;
- Essi intervengono su una scuola pubblica già in grave difficoltà, con risorse già ora e da tempo del tutto insufficienti per realizzare gli indispensabili atti di riforma e quindi produrranno, quando pienamente attuati, una pesante dequalificazione della scuola pubblica;
- Col Decreto legge n. 37 del 1 settembre 2008 viene radicalmente modificata l’organizzazione didattica e l’offerta formativa della scuola pubblica con la riduzione del tempo scuola obbligatorio e la reintroduzione del maestro unico sia nella scuola elementare che in quella dell’infanzia;
- Tale Decreto colpisce la parte migliore della scuola italiana, che si colloca al sesto posto a livello mondiale per quanto concerne i livelli di apprendimento;
- L’insieme di tali provvedimenti per la loro entità e qualità si configurano come il tentativo di smantellare la scuola pubblica e di compromettere il diritto allo studio per tutti;
Considerato che:
tali provvedimenti governativi comporterebbero pesanti conseguenze anche per le scuole di Cremona. Infatti:
- Secondo quanto dichiarato dall’ANCI “ I tagli previsti indeboliranno il sistema dell’istruzione, in controtendenza con gli ingenti investimenti che i comuni fanno per sostenerlo, soprattutto nella scuola primaria, ma faranno aumentare la pressione nei confronti dei comuni perché facciano fronte alle esigenze che si verranno a creare per garantire a tutti il diritto allo studio. Non vanno poi trascurate le inevitabili ripercussioni sociali, dalla conciliazione dei tempi, con forti penalizzazioni per le donne e per il loro lavoro, immaginando in alcuni casi anche la rinuncia o la riduzione degli impegni lavorativi. Nei comuni più grandi l’accorpamento o la chiusura di scuole e comunque l’aumento degli alunni per classe, comporterà il sovraffollamento delle aule previste per contenere fino ad un numero massimo di 25 alunni e che potrebbero quindi risultare non a norma. Vi sarebbero di conseguenza problemi sia di ordine pratico che finanziario per permettere a messa a norma e la ristrutturazione degli edifici…”;
- Nelle scuole cremonesi sono previsti tagli di 321 insegnanti per l’anno scolastico 2009-’10 che arriveranno a circa 700 l’anno successivo;
- L’investimento del Comune di Cremona sull’istruzione è di 11.435 milioni di euro nel 2008;
- A tali risorse si aggiungono investimenti di 4.191 m. di euro per la definitiva messa in sicurezza di tutte le scuole della città;
- Questi ultimi e gli ingenti investimenti precedenti per la messa in sicurezza delle scuole potrebbero essere in gran parti vanificati dall’aumento del numero degli alunni per classe come previsto dai tagli ministeriali;
- La stragrande maggioranza delle famiglie cremonesi chiede tempo pieno e prolungato tanto è vero che nell’anno scolastico 2007-’08 nella scuola dell’infanzia statale 375 alunni su 428 iscritti fruivano della mensa mentre nella scuola elementare statale ne fruivano 2074 su un totale di 2450 iscritti;
- Il taglio del personale e la riduzione di orario previsti dai provvedimenti governativi in questi ordini di scuola, unitamente alle già presenti difficoltà a garantire il personale di sorveglianza in alcune situazioni della scuola elementare, rischia di rendere sempre più difficoltoso e costoso (per le famiglie e per il Comune) questo essenziale servizio; potrà comportare la contrazione del tempo pieno e prolungato costringendo le famiglie alla scelta della scuola privata;
- Per la scuola dell’infanzia lo Stato copre circa ¼ del fabbisogno della città ( 428 iscritti alle scuole statali, 446 alle private, 738 alle comunali );
- L’offerta orario della scuola dell’infanzia statale (fino alle 6 ore) già oggi è inferiore a quella delle comunali e private (fino a 8 ore);
- Diminuendo ulteriormente l’offerta di orario nella scuola dell’infanzia ed elementare l’utenza si rivolgerà al privato (con costi per le famiglie) ma anche al comune che dovrà trovare nuove risorse per strutture e personale;
- La contrazione del tempo pieno e prolungato potranno inoltre mettere in crisi sia i servizi di trasporto scolastico, non garantibili se le fasce di uscita si differenzieranno troppo, sia quei progetti di continuità o scuola aperta (educazione musicale, attività sportive, alfabetizzazione, ecc.) dirette soprattutto alle fasce deboli;
- La possibile contrazione del numero degli insegnanti di sostegno indurrà una ulteriore richiesta al comune di ore di assistenza alla persona nella scuola;
- Le mancate compresenze e l’insegnante unico vanificheranno i progetti di integrazione degli alunni stranieri e le scuole si rivolgeranno al Comune per avere mediatori culturali e risorse per gli alfabetizzatori, quando già oggi l’ente locale supplisce alle carenza economiche della scuola.
Tutto ciò premesso e considerato, il Consiglio comunale di Cremona
SI IMPEGNA
- a realizzare iniziative di informazione rivolte alla scuola e all’intera cittadinanza relativamente alla ricadute che i provvedimenti sopra descritti avranno sulle amministrazioni locali e sulla realtà scolastica della nostra città;
INVITA
- i parlamentari cremonesi ad adoperarsi perché il Decreto n. 137 del Governo non venga convertito in legge;
- il Sindaco e la Giunta a mettere in atto, unitamente all’assemblea consigliare e anche in sintonia con insegnanti, famiglie, studenti, cittadini cremonesi tutti, tutte le iniziative tutte le iniziative necessarie a respingere i provvedimenti sopra descritti
Scuola. La società insorga contro la riforma - di Piergiorgio Bergonzi
02 Ott 2008
Scuola. La società insorga contro la riforma
Piergiorgio Bergonzi
da La Rinascita del 2 ottobre 2008
Ormai è chiaro: la destra sta perseguendo lo storico obiettivo di smantellare la scuola pubblica, di abrogare la scuola della Costituzione. Siamo in presenza di un disegno di inciviltà che non ha precedenti negli ultimi 150 di storia del nostro Paese. Quando tale obiettivo venisse compiutamente realizzato la grande maggioranza delle ragazze e dei ragazzi italiani non riuscirebbe a conseguire il diploma della secondaria superiore, essendo precocemente escluso, solo quattordicenne, dalla scuola.
Abrogata la scuola della Costituzione si tornerebbe alla scuola privatizzata e classista della discriminazione. Parlano i fatti. Come primo atto di governo la destra ha abbassato l’obbligo di istruzione da 16 a 14 anni di età, ha tagliato otto miliardi di euro, 100.000 insegnanti e 40.000 ausiliari alla scuola pubblica mentre intende finanziare lautamente quella privata, ha ridotto del 20% l’orario nelle scuola dell’infanzia ed elementare consentendo loro di funzionare pienamente solo in orario mattutino; ha colpito in modo violento, col ripristino del maestro unico, quella che viene valutata la quarta scuola del mondo per qualità, l’elementare. Tutto ciò avviene nei confronti di una scuola già in grande difficoltà, di una scuola pubblica poverissima, col 75% delle sue strutture non a norma, spesso impossibilitata ad acquistare persino il materiale di cancelleria, con gli insegnanti più precarizzati e meno pagati d’Europa; tutto ciò avviene in un contesto in cui, oggi, il 30% dei ragazzi non raggiunge il diploma della secondaria superiore, in cui il 65% dei cittadini non è in grado di comprendere un semplice articolo di cronaca nera. Tragicamente palese risulta il progetto direalizzare la società dell’ignoranza, una società di sudditi “telecomandati” che costituisca una stabile base per il presente e il futuro di un regime politico senza democrazia e della disuguaglianza.
Sono positivamente iniziate le lotte per impedirlo. Sono ancora inadeguate. In gioco c’è il futuro dell’intera società ed è tutta la società che deve insorgere per poter garantire il proprio futuro: a partire dalla scuola pubblica e statale che è anche buona scuola, dai lavoratori che vogliono assicurare un futuro ai loro figli, da istituzioni più vicine al popolo quali sono gli enti locali, dalle organizzazioni sociali, dalle forze politiche democratiche, dagli intellettuali che dovrebbero prima e più di chiunque altro rompere il silenzio.
L’obiettivo del governo Berlusconi sulla scuola si è ormai delineato in modo netto: tagli di organico come mai è accaduto prima in tutti gli ordini di scuola, dalla primaria alle superiori, dalla scuola dell’infanzia ai Centri di educazione per adulti; taglio del tempo scuola obbligatorio: non solo si tagliano le ore di insegnamento apprendimento, ma si riporta l’obbligo scolastico, innalzato dal governo Prodi, indietro ai precedenti 8 anni. Inoltre, la possibilità per le scuole di trasformarsi in Fondazioni, nonché di avere partner pubblici e privati che le sostengano; la chiamata diretta degli insegnanti da parte dei dirigenti scolastici; la perdita del valore legale del titolo di studio, la sussidiarietà, la libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e la quota capitaria (cioè il finanziamento delle scuole pubbliche e private in base al numero degli iscritti) faranno il resto.
Avremo, cioè, la regionalizzazione e la privatizzazione del sistema nazionale pubblico di istruzione, considerato un vecchio “carrozzone” che costa un sacco di soldi e vuole, per di più, dare istruzione a tutti. Lo Stato dovrà mantenere al minimo della spesa una scuola ridottissima, ci penseranno le Regioni, i privati e le famiglie che potranno permetterselo ad aggiungere risorse.
Viene meno con questo disegno la stessa idea di società solidale e inclusiva che la Costituzione italiana aveva delineato (e che si era costruito proprio a partire dalla scuola pubblica), mentre acquistano nuova centralità gli interessi dei singoli, ciò che conviene e ciò che non conviene in termini di utilità e di tornaconto personale e immediato. Ma questo è proprio lo sfondo entro cui si muove tutta la politica della destra che, non a caso, ha l’obiettivo di smantellare lo stato sociale che così faticosamente era stato costruito in Italia dal dopoguerra in poi. La privatizzazione degli ospedali è di questi giorni!
Finanche negli Stati Uniti il candidato Obama alla Convention democratica ha ribadito che uno dei suoi impegni, una volta eletto, sarà quello di dare a ogni bambino un’istruzione di qualità: più insegnanti e meglio pagati, più investimenti e più risorse alla scuola pubblica con l’obiettivo che «nobody child left behind». Consapevole che per far fronte alle sfide che la complessità pone, serve più istruzione. Per ricostruire progresso, lavoro e futuro serve più scuola.
Mentre in Italia i dati relativi ai livelli di apprendimento dei nostri quindicenni, i tassi di dispersione specie al Sud, la percentuale di analfabeti adulti che sono la vera emergenza italiana, anziché condurre a riflettere sulle ragioni del successo e dell’insuccesso scolastico, anziché essere l’obiettivo di ponderate e responsabili riforme, di nuova formazione dei docenti, di investimenti coraggiosi, vengono trasformati in azione regolativa del nuovo funzionamento del sistema di istruzione. Si cambia persino ciò che funziona, come nel caso della scuola primaria. Dietro al risparmio si nasconde infatti l’obiettivo di ridurre a niente la scuola pubblica e ciò che essa ha rappresentato sin dall’istituzione della media unica. Perseguendo due finalità con una sola manovra:il risparmio e la dismissione del sistema educativo inclusivo.
Del resto lo aveva preannunciato la Gelmini nella sua relazione alla Camera, a saper leggere tra le righe, tutto era stato detto e scritto: «La scuola non può essere un ammortizzatore sociale»; «la scuola è una infrastruttura (!)che costa troppo»; «gli insegnanti sono troppi»; «bisogna andare verso una compiuta attuazione della legge 53», verso una «compiuta realizzazione della parità scolastica»; «bisogna rafforzare l’autonomia attraverso l’efficientismo e la managerialità del dirigente scolastico». La Gelmini parlò persino del quadro istituzionale entro cui affrontare i problemi: «una sorta di federalismo all’insegna della sussidiarietà», che vuol dire, per l’appunto, che la scuola – devoluta alle Regioni – dovrà essere un servizio a domanda delle famiglie. Un servizio che fonda, su una discutibile interpretazione del principio di sussidiarietà, «forme di pluralismo educativo» secondo l’idea che alla famiglia spettino scelte educative che riguardano invece la scuola e che il pluralismo si debba intendere tra scuole e non dentro la scuola.
Insomma, se lo Stato fino a oggi ha interpretato il diritto all’istruzione come una funzione propria, in ottemperanza all’art. 33 della Costituzione, non sarà più così: i privati (le famiglie) decideranno quali scuole istituire e lo Stato e leRegioni daranno soldi sulla base delle scelte compiute dalle famiglie.
Attraverso un apparato mediatico con cui è impossibile competere si sta cercando di convincere l’opinione pubblica che le nuove misure sono introdotte per migliorare il funzionamento della scuola, per il bene del Paese. Occorre allora uno scatto di reni, una mobilitazione di tutto il fronte democratico perché si stringa insieme responsabilmente intorno all’unico obiettivo oggi necessario, quello di salvaguardare il carattere istituzionale e inclusivo della scuola pubblica italiana.
*presidente nazionale Centro di iniziativa democratica degli insegnanti
Quale scuola per questo paese? - di Angela Nava Mambretti
02 Ott 2008
Quale scuola per questo paese?
Angela Nava Mambretti*
da La Rinascita del 2 ottobre 2008
I toni del dibattito sulla scuola sono divenuti negli ultimi tempi molto aspri: sicuramente perché quando si parla di scuola si parla implicitamente del futuro; ed è proprio il futuro, individuale e collettivo, ad essere una delle categorie più indeclinabili in un periodo di crisi.
Anche il linguaggio usato rivela la difficoltà a parlare dei/con i giovani. Penso al modo in cui il 5 in condotta è stato offerto dai media, come un’arma di cui dotare finalmente gli insegnanti. La relazione educativa con le giovani generazioni si connota quindi, anche linguisticamente, come una guerra in cui chi ha più strumenti bellici può vincere.
Né ci si può meravigliare di una tale deriva del common sense, dopo un anno di bulli, di sregolatezze, di ignoranza diffusa e documentata dei nostri ragazzi.
Anziché affrontare lucidamente e in profondità questi temi il ministero della Pubblica istruzione ha preferito lanciare la campagna d’estate sul tema del grembiulino, di un generico ritorno al passato: un messaggio rassicurante che affonda le sue radici nella nostalgia, sentimento trasversale senza colori politici, ma che non aiuta la riflessione.
Il decreto 137 del 1° settembre, prossimo ad essere trasformato in legge, cade in questo contesto, sferrando uno dei colpi più gravi della storia repubblicana alla scuola italiana: all’articolo 4 recita: «è ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di 24 ore settimanali…».
In due righe si spazza via una riforma che fu una grande operazione culturale, scientifica e pedagogica che trovò concorde il meglio della cultura scientifica e pedagogica degli anni 80-90, laica e cattolica. Una riforma sperimentata per tre anni, accompagnata da un capillare aggiornamento degli insegnanti, verificata dal Parlamento dopo la sua prima applicazione.
Il vuoto di argomentazioni pedagogiche che accompagnano la norma rivelano subito la sua motivazione economica. Non a caso gli interventi sinora decisi o preannunciati sono privi di riferimento a un progetto organico, non sono sostenuti da una visione unitaria, né da una qualsiasi riflessione o elaborazione. Al di là della querelle sul maestro unico, c’è un’affermazione di fondo sconcertante: i saperi, le competenze dei nostri bambini sono comprimibili in un’offerta standard di 24 ore settimanali (22 ad essere più precisi, considerando le ore destinate all’insegnamento della religione cattolica). Senza vedere e tener conto del nuovo contesto di riferimento: l'inserimento dei disabili, l'integrazione in tempi brevi di massicce quote di alunni immigrati, la progressiva crisi delle famiglie e dei contesti sociali, l'emergere di nuove forme di povertà e marginalità, il frastuono multimediale in cui i bambini sono immersi, elementi tutti per cui la scuola ha bisogno di tempo! Tempo per lo scambio comunicativo fra gli alunni, perché possano apprezzare le diversità di pensiero e di atteggiamenti presenti nelle classi e crescere attraverso il confronto, mentre la scuola diventa presidio prioritario per prevenire razzismi, egoismi, separazioni, emarginazioni. Rispetto alla complessità del problema il Ministro ha riduttivamente detto durante una recente trasmissione di Porta a Porta che «se un docente sta in classe, altri due stanno fuori a non fare niente».
Apprendimento e insegnamento non vivono di equazioni orarie: lo sanno gli insegnanti, ma lo sanno da tempo i genitori che la scuola pubblica frequentano e che pervicacemente continuano a scegliere in tanta parte d’Italia il tempo pieno come risorsa di valore e non come parcheggio che si può trovare anche in altre agenzie. Il Ministro garantisce la gradualità dell’operazione e il potenziamento del tempo pieno. Ma quale tempo pieno? Il doposcuola anch’esso di antica memoria? L’intervento di operatori culturali a vario titolo con buona pace della qualità?
Le affollate assemblee di genitori e insegnanti che animano le scuole italiane in questi giorni mostrano che è coscienza diffusa la necessità di un cambiamento della scuola, non il suo irreversibile impoverimento. Il problema è perciò culturale: occorre ri-costruire nuovi stili di vita del Paese e nuova cultura. E in questo non può che entrare in campo tutta la società.
Se il Governo tratta la scuola come questione economica, ciò accade perché socialmente la scuola non è percepita e vissuta come uno dei terreni fondamentali non solo per il futuro del Paese ma anche per il suo presente, fatto di buon insegnamento per i suoi giovani, formazione alla cittadinanza, giustizia sociale.